'e Paccheri ca' pont rigati alla genovese con fiori
La cucina partenopea e Campana affascina da sempre pe le sue ricche ricette e i suoi meravigliosi ingredienti. Le sue zone pullulano di antichi
pastifici, atti a donare a tutti eccellenze in piatto e il pastificio “ La
fabbrica della pasta di Gragnano “ ne è esempio. Una tradizione Gragnanese che sin
dalla fine degli anni ’70 si è affermata sui mercati di tutto il mondo
ed ora per mano di Antonino Moccia primeggia ancora di più con i suoi grandi e
spettacolari formati formati .Questa è
una ricetta tradizionale che risale
al ‘600, quando Napoli per i suoi scambi commerciali e altro fu zona di
molti ristoratori dell’epoca che provenivano dalla Liguria e in particolare
Genova, forse da qui il nome della
ricetta. Ricetta quasi identica è menzionata, , nell''800, da Ippolito
Cavalcanti, duca di Buonvicino, un nobile napoletano con la passione per la cucina e notizie giunte a noi riportano di cotture fatte con pezzi di
carne e cipolle, e da questo e mettendo in pratica la fantasia e maniera di
arrangiarsi dei napoletani con l’aggiunta di pasta lunga spezzata
è divenuta la ricetta che conosciamo oggi. L’ingrediente principale è la
cipolla da cui si ottiene una salsa dalla cottura lentissima e lunga di cipolle e carne, cottura, che regala al
piatto una cremosa dolcezza , in
proporzione la carne è minore
anche per via del contesto dell’epoca in quanto era cosa rara e cara da trovarla
e per questo si usavano pezzi meno
nobili di vitello come il girello detto in dialetto “ lacierto”, ma anche carni
di maiale venivano usate, ma mai preferite al lacierto stesso! La “genovese” è
un piatto prettamente partenopeo e dell’intera Campania , come detto al di la
del nome, è forse poco conosciuta al di
fuori della regione, oggi ve lo presento arricchendolo con un tocco di colore
floreale dettato da questa primavera che tarda a farsi riconoscere .
1 pacco di “'e Paccheri ca' pont” http://www.lafabbricadellapastadigragnano.it/it/la%20pasta.php?id_rif=35
1 kg di cipolle ramate e alcune di Tropea
Olio http://www.oleificimataluni.com/oliodante/prodotti.php
2 cucchiai di fiori di borragine freschi
2 carote
1 pezzo di lacierto (girello) di circa 700g
1 costa di sedano
1 fettina di Ucculare ovvero guanciale con minor parte di magro
Alcune foglioline di pulieio
Sale e pepe nero
Insaccare in una rete per alimenti il filone di lacierto e farlo rosolare in uno specchio di olio con pezzettini di in u’ccularo , rosolare tutti i lati della carne , in modo che il liquido che ne fuoriesca sia base per la profumazione del piatto finale. Ricoprirlo con cipolle , carote e sedano tritati e farlo cuocere per circa 5 minuti, quindi unire 200 ml di acqua, salare e profumarlo ancora di più con foglioline di pulieio. La cottura deve essere lenta a fuoco basso e lunga all’incirca 3 ore o meglio fino a quando le cipolle iniziano a diventare brune e cremose e la carne è cotta. In una Pentola portare a bollore abbondante acqua e salarla , cuocere per 11 minuti la pasta . Togliere dalla cottura delle cipolle la carne affettarla tenendola da parte, scolare la pasta e versarla nella genovese aggiungendo a questo punto i fiori di borragine freschi e mantecare con del parmigiano sempre tenendo la pentola sul fuoco per far amalgamare bene la pasta e il condimento. Servire in piatti dove a piacere può essere aggiunto del pepe o del peperoncino piccante. Abbinare al piatto un buon vino che sia in grado di sgrassare la bocca ,come Greco di Tufo, Coda di volpe o Asprinio spumante come tipologia di bianchi oppure di un buon Piedirosso un vitigno autoctono del Sannio detto col nome dialettale, Per’ e palumm
partecipo a :

2 commenti:
primo davvero molto molto invitante che raffinatezza..
Ciao Almerindo è proprio una bellissima ricetta, l'aggiungo subito alla lista. Grazie, un abbraccio
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